Il Fondatore
Don Zefirino Iodi

Zefirino Lorenzo Ignazio Jodi nacque a Reggio Emilia l’11 agosto 1813, da Andrea e Angela Zoboli, nella parrocchia di S. Bartolomeo e fu battezzato in S. Giovanni il giorno successivo.

Educato nel Collegio S. Giorgio dai Padri Gesuiti, il giovane Zefirino entra nel 1830 in Seminario e nel 1832 manifesta la sua intenzione di intraprendere la carriera ecclesiastica.

Dal 1838 al 1845 don Zefirino è un apprezzato vice cancelliere di curia, ma la sua vera vocazione è il prendersi cura delle anime e delle condizioni materiali dei più poveri e così il 21 luglio 1845 è dichiarato vincitore del concorso per rettore della parrocchia del SS. Salvatore in S. Teresa, di cui prende ufficialmente possesso il 26 luglio.

Il giovane don Jodi si era preparato con grande cura per il concorso da parroco, probabilmente perché intravedeva nella responsabilità della parrocchia di S. Teresa, ove fu parroco per ben 51 anni, la più autentica realizzazione della sua vocazione sacerdotale.

Prese in carico la parrocchia di Santa Teresa: questa era sempre aperta a tutti i bisognosi, parrocchiani o meno, e fin dall’inizio don Jodi aveva ben chiaro in mente il suo progetto educativo e di istruzione professionale rivolto ai giovani di estrazione popolare.

Subito dopo l’insediamento, don Zefirino Jodi si impegnò anche nel rendere più adeguata e accogliente la chiesa di S. Teresa, programmando interventi scaglionati nell’arco di una decina d’anni e in parte a proprie spese, per non sottrarre troppe risorse ai poveri della parrocchia.

In tempi in cui praticamente nessuno si preoccupava di impartire ai figli del popolo l’istruzione professionale, e le scuole, di fatto, esistevano solo per le classi abbienti, capì l’importanza fondamentale della qualificazione professionale e diede tutto sé stesso affinché potesse essere a ciò provveduto.

La sua operosità si concretizzò, dopo tanti ostacoli e traversie, con la fondazione nel 1872 della sua creatura: il Pio Istituto d’adolescenza per gli Artigianelli poveri, tuttora in funzione, cui dedicò interamente la vita. Nel dicembre del 1896, ormai molto anziano, si recò a portare i sacramenti a un ammalato grave ricoverato presso l’ospedale cittadino. Durante il ritorno a casa si smarrì e fu ritrovato tutto intirizzito da un nipote che era uscito a cercarlo. Ormai molto indebolito, il giorno successivo cadde in canonica, battendo violentemente il capo e rimanendo a lungo privo di conoscenza. Ricevuto con ammirabile devozione e consapevolezza il SS. Viatico, al direttore dell’Istituto don Fornioni chiese: «Come stanno i ragazzi?». Bene, gli fu risposto. «Sono contento, me li saluti».

Furono queste le sue ultime parole, il compendio di una vita terrena veramente spesa bene.

Era il giorno 22 dicembre dell’anno 1896.

Il Pio Istituto d’Adolescenza per gli Artigianelli poveri fu inaugurato il 23 novembre 1873. La semplice cerimonia ebbe luogo alle ore 10, presso l’oratorio dell’ex Convento delle Suore Mantellate di Reggio Emilia, alla presenza dei parrocchiani, di tanti cittadini reggiani e di tutti coloro che avevano contribuito. Al momento dell’inaugurazione, trentanove alunni furono accolti nell’Istituto.

Lo slogan di don Zefirino Jodi per i giovani, come affermò nella predica inaugurale, era “alla coltura conveniente del cuore e della mente abbiate eziandio ad aggiungere l’opera delle vostre mani”. Da questa impostazione scaturivano il suo rispetto per tutti i giovani a lui affidati, che erano accettati così com’erano, senza idealizzazioni; il suo mettere al primo posto la loro ricerca di sé stessi e della loro dignità; il suo tentativo di educarli affinché ciascuno potesse svilupparsi in modo autonomo e personale.

I primi “Capi d’Arte” dell’Istituto ai quali era affidato il delicato compito di formare i giovani alla loro futura professione, erano il ramiere Aniceto Boni, il sarto Rabitti, lo spazzolaio Giuseppe Agazzani, il lattoniere Trabucchi, il fabbro ferraio Ferdinando Lusenti, il falegname Vezzani, il calzolaio Savino Salamini e infine i tipografi, litografi e rilegatori Gaetano e Leopoldo Bassi. Dalla tipografia degli Artigianelli uscirà anche la “Strenna” del Pio Istituto (1878), pubblicata annualmente ancora oggi. Un periodo difficile seguì la morte di don Zefirino (1896), ma la svolta si ebbe nel 1901, quando il Vescovo nominò parroco di S. Teresa e presidente del Pio Istituto Artigianelli don Wenceslao Costi (1872-1932), sacerdote pieno di fede, buona volontà e cultura. Don Costi ebbe anche la fortuna di vedersi affiancare da due direttori come Girolamo Rossi (1909-1917) e don Sereno Bassi (1918-1937).

Con il suo instancabile attivismo, don Costi riuscì a rimettere in moto il meccanismo della beneficenza pubblica, dei privati e delle banche del territorio, uniche fonti economiche per l’Istituto, con la conseguenza che le iniziative educative degli Artigianelli poterono proseguire e intensificarsi.

Dopo la morte di don Costi, divenne presidente dell’Istituto don Domenico Benevelli (1932-1936), che ridusse le rette, istituì la categoria degli alunni semiconvittori e aiutò i ragazzi più portati a proseguire gli studi.

Il periodo più difficile fu quello della presidenza di don Dino Torreggiani (1936-1945), segnata dalla Seconda guerra mondiale e dalla crisi economica che la precedette. L’Istituto supererà questa fase solo grazie alla grande dedizione di questo sacerdote.

Nel secondo dopoguerra il Pio Istituto Artigianelli fu guidato dal presidente don Bruno Moratti (1945-1952) e dal direttore don Gaetano Incerti (1945-1955).

Don Moratti avviò il restauro della chiesa di S. Teresa, molto danneggiata dalla guerra.

L’impegno maggiore di Moratti e Incerti – poi cappellano delle OMI Reggiane (1955-1974) – fu di adeguare ai tempi il progetto di don Zefirino Jodi.

pianta ex convento mantellate
Cronologia del Pio Istituto Artigianell

Una delle principali novità fu la creazione dei reparti industriali interni di falegnameria, radiomeccanica e metallurgia, che ebbero buoni riscontri e furono attivi fino al 1954-1955. Negli anni 1957-1966, durante la direzione di don Gianfranco Magnani, fu progettata la nuova sede di Via della Canalina e creato il Centro di Addestramento Professionale (CAP), che sorgerà il 15 ottobre 1958. L’esperienza del CAP, con corsi di falegnameria e aggiustaggio, prosegui fino alla scomparsa di don Magnani (1966), quando la gestione del Centro fu affidata all’ENAIP con convenzione del 19 luglio 1968.

Il resto è storia di ieri. Nel primo numero della nuova serie della “Strenna” (1969-1970) si conferma il legame dell’Istituto con la città e la sua fedeltà allo spirito del Fondatore. Sull’onda delle novità socio-pedagogiche in atto, sono anche avviate esperienze di case-famiglia autonome per ragazze e ragazzi guidati da una équipe educativa.

Dal luglio 1995 il Pio Istituto Artigianelli ha assunto natura giuridica privata, rimanendo Ente Morale senza fini di lucro; recentemente è entrato a fare parte degli Enti del Terzo Settore e fornisce supporto a progetti socio-educativi.

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